Idea e realizzazione

Vi raccontiamo come Steam Port, oggi un laboratorio di prototipazione, artigianato digitale e coworking situato a Sapri, nella zona industriale, in via Josè Ortega, fosse in realtà costituito fino a pochi mesi fa da tre container abbandonati e colmi di rifiuti di ogni genere.

Grazie al finanziamento ricevuto da un’azienda svizzera che ha investito e creduto nel progetto e alla volontà di una comunità di giovani del territorio, i container sono stati trasferiti nell’attuale posizione con l’ausilio di una gru, sanati e ristrutturati per accogliere il laboratorio.

Ci sono voluti diversi mesi e un’estate di lavori, da parte dei ragazzi del team che se ne occupa, per realizzare i due spazi attigui e per la loro rivitalizzazione.

Lo spazio, che ha l’obiettivo di diventare un vero e proprio polo tecnologico, è suddiviso in un laboratorio e in un coworking che permette ad appassionati lavoratori cognitivi di poter ideare, sperimentare, prototipare idee e progetti, di poter lavorare liberamente da soli o in team e di formarsi attraverso specifici workshop e lezioni.

L’idea nasce dal desiderio di avere a disposizione un luogo di creazione di tecnologia, di contenuti culturali e di sinergia tra le persone, dotato di attrezzatture atte alla prototipazione come due stampanti 3D, una fresa a controllo numerico, una mini-fresa di precisione e un piccolo tornio per la lavorazione dei metalli.

Il suo nome deriva dalla fusione della parola STEAM come forza motrice ed acronimo di Science, Technology, Engineering, Art e Maths e PORT che richiama la precedente vocazione dei container, uffici situati al porto di Sapri, luogo di scambi e crocevia e acronimo di Prototyping Oriented Research e Technology.

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